Drink to Me, “Future Days”
(Source: youtube.com)
Drink to Me, “Future Days”
(Source: youtube.com)
Ancher, “Toracebrace”
Il cellone. Muoviamoci piano, passo passo. “Oh, sta’ attento!”. Le voci eccitate, le voci che si perdono nel buio. Non ci sono gradini ma si scende. “Nessuno ha una luce?”. Le fiamme degli accendini rischiarano solo i nostri volti. Senso di vuoto, di spazio, di emozione. Venti anni fa, più o meno. Fu come scoprire un tempio, un tesoro. Il “cellone”. Un luogo integro. Migliaia di persone si sono emozionate entrandovi. Quante volte abbiamo dovuto raccontare la sua storia… Il soffitto, le pareti curve come l’edificio, le colonne e le semi pareti che ne segnavano lo spazio, tutto in alluminio. Gli enormi motori, con le ventole di raffreddamento. Le mostre, le installazioni, il festival Intersezioni, gli spettacoli di teatro di ricerca, i Motus, i Masque, i canti dei Monaci Tibetani e quelli dei Tenores di Bitti, la tecnodub di Madaski, le sperimentazioni di John Duncan. Anche il video di “Acido acida!”. La serata di chiusura del 28 maggio 2005. I ragazzi che la affollavano. Il silenzio. Ieri 20 marzo 2012. Un flash di ricordi, con lo stomaco chiuso. Il cellone non c’è più. Le pareti sventrate. Le ruspe che ne portavano via gli ultimi pezzi…
(foto di Giulio Callegaro)
Teufelsberg (via desperateyouth)

(via regenbogenfabrik)
B. Mikhailov
(via URBERLIN)